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I SOCIAL NETWORK E IL RISCHIO DI COMMETTERE COMPORTAMENTI ILLECITI

Attenzione! Per mezzo dei social network corriamo il rischio di compiere comportamenti illeciti.

A cura di: Avv. Claudia Ruffilli – Studio legale Rolli & Partners

La rubrica “E’ bene sapere che” presenta una breve guida per prevenire il rischio di commettere reati usando i social. I comportamenti immateriali che quotidianamente teniamo sui social network (come pubblicare la foto di un amico senza chiedergli il permesso) possono, infatti, assumere valenza penale e avere delle conseguenze, per chiunque abbia compiuto gli anni 14.

Vediamo insieme alcuni casi:

 

Creare un profilo falso su un social network e fingersi qualcun altro costituisce reato?

Se il profilo creato è palesemente falso non si commette alcun reato. Se invece, anche solo per scherzo, si crea un falso profilo per creare negli altri la convinzione di essere un’altra persona e, volontariamente o no, si ottiene un vantaggio per se stessi o si provocano delle conseguenze dannose per gli altri, si rischia la reclusione in carcere per il reato di sostituzione di persona. L’articolo 494 del Codice Penale punisce chi sostituisce illegittimamente la propria all’altrui persona, attribuendo a sé o ad altri un falso nome, un falso stato o di una qualità cui la legge conferisce effetti giuridici, con la reclusione fino ad un anno. Quindi è punibile la condotta di chi crea un falso profilo sui social network, con il nome di un’altra persona, anche semplicemente per il soddisfacimento della propria vanità, ledendo l’immagine della persona che si finge di essere. Ma c’è di più. Il reato di sostituzione di persona è integrato anche quando si usa il nickname di un’altra persona. Contro il reato di sostituzione di persona non è necessaria la querela da parte della vittima, ma è sufficiente che la notizia del reato arrivi senza limiti di tempo alla Procura tramite la denuncia da parte di chiunque.

 

Posso insultare qualcuno sui social network senza conseguenze?

E’ possibile incorrere in un reato offendendo l’onore e la reputazione di qualcuno tramite le piattaforme social: quando rivolgiamo un’offesa ad un individuo, per esempio tramite un post sulla sua bacheca o con un commento offensivo, rischiamo a seconda dei casi di commettere ingiuria, oppure diffamazione, mentre augurando qualche cosa di brutto a qualcuno possiamo incorrere nella minaccia.

L’ingiuria: l’offendere l’onore e il decoro di una persona. Con l’abrogazione, nel 2016, dell’art. 594 del Codice Penale l’ingiuria è passata dall’essere un reato ad essere un illecito civile. Cosa significa? Che si incorre solo in una sanzione pecuniaria (il pagamento della somma di denaro da euro cento a euro ottomila ). Non si rischia, pertanto, il carcere! Attenzione: per commettere ingiuria con mezzi di comunicazione a distanza, l’offesa deve consistere in una comunicazione diretta alla persona offesa. Questa circostanza permette di distinguere l’ingiuria dalla diffamazione. La persona da voi offesa potrà procedere contro di voi con una causa civile, che potrebbe portare alla vostra condanna al pagamento della sanzione.

La diffamazione: l’offendere o screditare la reputazione di una persona, comunicando le proprie opinioni ad altri soggetti. L’articolo 595 del Codice Penale punisce il reato di diffamazione con la reclusione o la multa! Il terzo comma (parte) dell’articolo prevede anzi che l’utilizzo di ogni mezzo di pubblicità per diffondere il messaggio diffamatorio ad un numero indeterminato di persone sia un’aggravante, che comporta una pena più elevata: la reclusione da sei mesi a tre anni o la multa non inferiore a 516 euro. Prima che siano decorsi tre mesi dal giorno della notizia del fatto che costituisce reato, la persona a cui l’offesa era diretta potrà querelarvi presso i Carabinieri o la Polizia Postale, ossia manifestare la la volontà di procedere penalmente contro di voi.

La minaccia: la prospettazione a qualcuno di un danno ingiusto e notevole. Chiunque minaccia ad altri un danno ingiusto e rilevante è punito dall’articolo 612 del Codice Penale con la multa fino a 1.032 euro, a seguito di querela della persona offesa oppure, se la minaccia è grave o è fatta con l’uso di armi o di scritti anonimi, con la reclusione fino a un anno e si procede d’ufficio, tramite denunce. Il Codice non fa alcun riferimento alle modalità della minaccia, pertanto i commenti sui social costituiscono un reato esattamente come le frasi intimidatorie dette di persona o via chat privata, purchè la minaccia sia percepibile come seria e sia rivolta a una persona determinata.

Posso pubblicare le foto di altri soggetti senza il loro consenso?

È un illecito trattamento di dati personali altrui la pubblicazione di fotografie e video in cui sono presenti altri soggetti senza che questi ne abbiano autorizzato la pubblicazione. Se scatti una foto di te e di un tuo amico o con altre persone sei tenuto a chiedere l’autorizzazione alla pubblicazione (anche tacita, purchè espressa in modo inequivoco), anche se avevano prestato il consenso a farsi fotografare. Ricordiamo poi che chi ha prestato il consenso alla pubblicazione di una foto può sempre revocarlo in qualsiasi momento. La legge sulla privacy punisce con la reclusione fino a due anni l’illecito trattamento di dati personali tramite internet; è sufficiente un semplice fastidio o un turbamento alla vittima. Quest’ultima potrà agire in via civile per ottenere il risarcimento del danno e ottenere un provvedimento che ordini la cancellazione della foto. È esclusa, invece, la responsabilità di Google o di Facebook. Attenzione anche a pubblicare screenshot di conversazioni private, senza consenso. Anche in questo caso, se la conversazione contiene informazioni personali e private relative ad un altro soggetto stiamo violando la normativa sulla privacy!

Ma c’è un però! Se la foto è già pubblica perchè pubblicata dal soggetto stesso? L’uso delle opzioni di condivisione previste dai social network non espone ad alcun rischio. Non è ammesso, invece, neanche in questo caso, copiare o salvare la foto altrui, per usarla in qualunque modo.

Posso pubblicare immagini o video di natura intima che ritraggono un altro soggetto ?

Assolutamente no! La diffusione di immagini o video a contenuto sessuale, anche se ottenute con il consenso iniziale della vittima, integra il nuovissimo reato di Revenge porn, previsto dell’articolo 612 ter del Codice penale, che punisce chi, dopo averli realizzati o sottratti, pubblica o diffonde immagini o video a contenuto sessualmente esplicito, senza il consenso delle persone rappresentate. Tra l’altro se i fatti sono commessi attraverso strumenti informatici o telematici le pene sono aumentate! Attenti: la punibilità è prevista anche per chi, dopo aver ricevuto tale materiale, si “limita” a diffonderlo a sua volta al fine di danneggiare la vittima. Se il video o la foto sessualmente esplicita viene diffusa attraverso piattaforme, i relativi titolari hanno anche l’obbligo di rimuovere i contenuti illeciti e la vittima ha sei mesi di tempo per sporgere querela alla polizia postale, ai carabinieri o alla Procura.

 

Posso ripubblicare o utilizzare foto, video o altri contenuti coperti da copyright?

Occorre prestare attenzione perchè secondo la Legge di protezione del diritto d’autore si commette una violazione della legge stessa quando si pubblicano immagini o video realizzati da un altro soggetto che ne è l’autore. Dal momento in cui ci iscriviamo ad un social network permettiamo che i nostri contenuti vengano condivisi (con le apposite azioni possibili previste sotto ad ogni contenuto), ma non perdiamo la titolarità, o proprietà, dell’opera. Infatti nel momento in cui facciamo una fotografia, acquisiamo il diritto d’autore sulla foto stessa, che conserviamo anche se la postiamo rendendola pubblica. L’uso improprio di contenuti di altri viola il diritto d’autore anche se lo scopo del post non ha fini di guadagno e anche se il contenuto viene modificato. Ma attenzione! Si fa eccezione quando il contenuto ha scopo di critica, parodia, satira, informazione, istruzione e ricerca.

Posso esprimere, attraverso un social network, la mia avversione per alcune categorie di soggetti?

Meglio prestare attenzione. Divulgare sui social network frasi che incitano alla discriminazione oppure a commettere violenze per motivi religiosi, etnici, razziali, di sesso, di orientamento sessuale, ecc., significa commettere uno dei reati previsti dalla cosiddetta Legge Mancino. L’art. 1 della Legge dispone che è punito con la reclusione fino a un anno e sei mesi o con la multa fino a 6.000 euro chi propaganda idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, ovvero istiga a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi; è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni chi, in qualsiasi modo, incita a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi. Chiunque, tramite denuncia, può far avviare un procedimento penale per questi reati, non è necessaria la querela della parte offesa.

Rivolgere a qualcuno delle attenzioni insistenti, sui social network, può essere reato?

Bisogna essere molto cauti nell’importunare qualcuno con apprezzamenti insistenti! Si può infatti incorrere nel gravissimo reato di stalking (o atti persecutori). Le molestie indesiderate, perpetrate n modo continuo tramite messaggi, commenti, invio di foto o video allusivi o espliciti, possono comportare nei confronti del destinatario ansia e paura e sono punite gravemente dall’articolo 612 bis del Codice Penale con la reclusione minima da un anno fino a sei anni e sei mesi, oltre a varie ipotesi aggravate. Il delitto è punito tramite la querela della persona offesa, nel termine allungato di sei mesi.

Devo fare attenzione anche ad incitare gli altri a determinati comportamenti, tramite i social?

Si! L’articolo 414 del Codice Penale punisce due differenti condotte: il reato di istigazione a delinquere, che si configura, anche tramite un social network, quando pubblicamente, induciamo e sproniamo qualcuno a commettere uno o più reati, senza che sia necessario l’effettivo compimento del reato stesso, e restando irrilevante lo scopo per il quale si agisce; e il reato di apologia, o esaltazione di condotte criminose, per il quale è invece necessario che si determini un effettivo rischio di commissione di un delitto, che leda interessi analoghi a quelli offesi nel crimine che viene esaltato. Le pene, che possono arrivare fino alla reclusione in carcere da uno a cinque anni, sono aumentate se il fatto è commesso attraverso strumenti informatici o telematici! Attenzione, perchè c’è di più. Anche in caso di un semplice “like” non è possibile escludere la configurabilità del delitto di istigazione a delinquere o apologia.

 

Se desiderate maggiori informazioni potete contattarci al 051 – 235270, oppure via mail, all’indirizzo segreteria@studiolegalerolli.it

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