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LO STUDIO COMMENTA: le Sezioni Unite, il sì alle adozioni di coppie omosessuali

L’adozione fatta all’estero da una coppia omosessuale può essere trascritta nei registri dello Stato Civile italiano. È quanto hanno stabilito le Sezioni Unite della Corte di Cassazione. Lo Studio legale Rolli & Partners commenta la rivoluzionaria sentenza, la n. 9006 del 2021, le cui motivazioni sono state depositate lo scorso 31 marzo.

 

A Cura di: Avv. Claudia Ruffilli – Studio legale Rolli & Partners

 

Autorità: Sezioni Unite della Corte di Cassazione

Data: 12 gennaio 2021, depositata il 31 marzo 2021

Leggi qui la sentenza: Sentenza S.U. numero 9006/2021  – SENTENZA Cass._9006_2021_

 

IL FATTO

La vicenda si apre con un adoption order, un provvedimento giurisdizionale emesso dallo Stato di New York, che aveva attribuito ad una coppia di uomini americani lo status di genitori adottivi di un minore americano. In seguito uno dei due genitori aveva ottenuto la cittadinanza italiana, e la coppia aveva deciso di trascrivere l’adozione nei registri dello Stato Civile italiano, in modo tale che questa avesse valore anche in Italia. A questa richiesta si opponeva, però, il rifiuto da parte del Sindaco del Comune di Samarate (Varese, Lombardia), in qualità di Ufficiale dello Stato Civile incaricato della trascrizione. A questo punto il genitore adottante naturalizzato italiano aveva proposto ricorso alla Corte d’Appello di Milano, che aveva riconosciuto lo status di adottato del minore, e aveva ordinato la trascrizione dell’atto di nascita e del provvedimento di adozione. Con un successivo ricorso in Cassazione il sindaco impugnava questa decisione, lamentando la violazione delle norme italiane sull’adozione.

 

LA NORMATIVA ITALIANA

In Italia, ai sensi della Legge 184 del 1983, l’adozione piena è consentita solo ai coniugi uniti in matrimonio, il quale è, a sua volta, consentito solo a persone di sesso diverso.
Neanche la legge Cirinnà (L. 76 del 2016, che equipara le Unioni Civili omosessuali al matrimonio) consente l’adozione a coppie dello stesso sesso. Difatti, la legge ha espressamente escluso che alle coppie omosessuali unite civilmente possano applicarsi le disposizioni della legge 184 in materia di adozione.
Un piccolo passo in avanti, da parte della giurisprudenza italiana, è avvenuto con il riconoscimento della possibilità di una adozione in casi particolari per le coppie omosessuali: è la così detta stepchild adoption, o adozione del figlio del partner, che ha lo scopo di favorire il consolidamento dei rapporti tra il minore e le persone che già si prendono cura di lui. Ma non è abbastanza. E anche nella sentenza oggi in esame la Cassazione ha sollecitato il legislatore ad ampliare le condizioni di accesso all’adozione.

 

LA DECISIONE

Con la pronuncia in esame, la Corte stabilisce che il figlio, adottato legittimamente all’estero da un cittadino italiano, deve essere considerato figlio adottivo della coppia anche in Italia. In altri termini la sentenza del giudice straniero che certifica che il bambino è stato adottato deve essere trascritta in Italia, di modo che nei registri dello Stato Civile italiano il bambino risulti figlio adottivo della coppia (nel caso di specie dei due uomini) a tutti gli effetti di legge. Come ricorda giustamente la Corte, bisogna considerare che il riconoscimento di un provvedimento straniero in materia di adozione deve passare attraverso un giudizio di compatibilità con i principi di ordine pubblico, ossia quell’insieme di principi provenienti dal diritto dell’Unione Europea, dalle Convenzioni internazionali sui diritti della persona, oltre a quelli derivanti dalla Costituzione e dalle leggi ordinarie che ne interpretano i valori. Nella materia della filiazione, il concetto di ordine pubblico è costituito da principi quali l’interesse del minore e il principio di non discriminazione. La rivoluzionaria decisione delle Sezioni Unite porta con sè un concetto fondamentale: l’orientamento sessuale non è rilevante in nessuna controversia sull’affidamento dei minori. Tra i principi di ordine pubblico che possono costituire un limite al riconoscimento dell’atto estero, non può mai rientrare l’orientamento sessuale degli adottanti. Ciò che deve rilevare è l’interesse del minore a vedere salvaguardati i suoi interessi fondamentali.
L’adozione fatta dai due uomini è pienamente legittima per il diritto dello Stato di New York, ed è, quindi, valida la sentenza del giudice straniero che la riconosce. Si tratta, inoltre, di un provvedimento che non è contrario all’ ordine pubblico internazionale e pertanto, anche se lo stato estero ha maglie normative più larghe rispetto all’ Italia, in materia di adozione il provvedimento può essere trascritto in quanto privilegia il diritto del minore al benessere e alla tutela dei suoi interessi.

Non contrasta con i principi di ordine pubblico internazionale il riconoscimento degli effetti di un provvedimento giurisdizionale straniero di adozione di minore da parte di coppia omoaffettiva maschile che attribuisca lo status genitoriale secondo il modello dell’adozione piena o legittimante, non costituendo elemento ostativo il fatto che il nucleo familiare del figlio minore adottivo sia omogenitoriale ove sia esclusa la preesistenza di un accordo di surrogazione di maternità a fondamento della filiazione”

 

LA MATERNITA’ SURROGATA

Occorre prestare un cenno all’ultima parte della massima sopra riportata, la quale esclude dalla trascrizione i casi in cui vi sia stato un accordo di maternità surrogata, o di gestazione per altri.                                                                                         

Nel caso in esame, alla base dell’adozione, non vi era stato alcun accordo di surrogazione di maternità tra la coppia adottante e i genitori biologici del bambino. Ed è per questo che la trascrizione è stata ammessa. La Cassazione fissa proprio l’accordo di gestazione per altri come limite alla trascrivibilità di questo tipo di sentenze rese all’estero.

Meglio nota come “utero in affitto”, si tratta del percorso di fecondazione assistita in cui una donna porta a termine una gravidanza per conto di altri.
Ma perchè questo limite?  La Corte di Cassazione a Sezioni Unite aveva già avuto modo di esprimersi su questo tema molto scottante, e aveva messo in evidenza una differenza sostanziale fra procreazione assistita e maternità surrogata. Una cosa sono le tecniche di procreazione assistita che consentono comunque di ottenere un legame biologico del bambino con entrambi i genitori: queste sono possibili solo nel caso di coppia composta da due donne, ossia nel caso in cui all’interno della coppia, una donna doni all’altra l’ovocita fecondato da un donatore, e l’altra donna porti a termine la gravidanza. Altra cosa è la vera e propria maternità surrogata, vietata in Italia dalla Legge n. 40/2004.

Già in passato la Corte aveva concluso che è trascrivibile in Italia un atto straniero di nascita ottenuta con tecniche di procreazione assistita, solo se si tratta di due genitori di sesso femminile. In caso di due uomini, viceversa, la trascrizione non è possibile, in quanto essi hanno necessariamente fatto ricorso a tecniche di maternità surrogata. In quest’ultimo caso il provvedimento del giudice straniero contrasterebbe troppo con i principi  della legge italiana.

 

Riferimenti Studio legale Rolli & Partners:

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