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I DOVERI DEI GENITORI VERSO I FIGLI NATI AL DI FUORI DEL MATRIMONIO

La rubrica “dalla Loro parte” si occupa questa volta di fare luce sui diritti garantiti dalla Carta Costituzionale a tutti i figli, nati da coppie sposate e non, e su quali siano le possibili conseguenze della violazione dei corrispondenti doveri da parte dei genitori.

La tutela nei confronti dei figli di coppie non unite in matrimonio è la medesima di quelli nati in costanza di matrimonio e la legge prevede delle conseguenze per la violazione dei doveri genitoriali.

A cura di: Avv. Claudia Ruffilli – Studio legale Rolli & Patrners

Sommario: 1. La tutela nei confronti dei figli 2. Il dovere di mantenimento 3. Il mantenimento: da quando decorre e entro quando chiedere il rimborso all’altro genitore? 4. Il dovere di educazione e istruzione 5. Il dovere di assistenza morale 6. Le conseguenze della violazione dei doveri genitoriali

1. La tutela nei confronti dei figli

La legge italiana impone ai genitori una serie di doveri nei confronti dei figli. Queste prescrizioni si esplicano innanzitutto nel provvedere al loro mantenimento, ma anche nel seguirne la crescita, educarli e assisterli quotidianamente. Si tratta, per la precisione, di una serie di doveri-poteri, posti a carico di entrambi i genitori, che va sotto il nome di responsabilità genitoriale e che dall’altra parte costituisce una serie di diritti vantati dai figli Ogni figlio, nato in costanza o fuori dal matrimonio, ha diritto di essere mantenuto, educato, istruito ed assistito moralmente dai genitori, nel rispetto delle sue capacità, delle sue inclinazioni naturali e delle sue aspirazioni. Inoltre i figli hanno diritto di crescere in famiglia e di mantenere rapporti con i parenti, e di essere ascoltati in relazione alle questioni e alle procedure che li riguardano.

Come accennato si tratta di diritti che spettano ad ogni figlio, e dunque indipendentemente dal fatto che sia nato da una coppia sposata oppure no, nonché nel caso in cui i genitori non stiano più insieme. Per coloro che optano per il matrimonio (sia esso civile o concordatario -matrimonio cattolico con effetti civili-) la formula di legge è contenuta nell’articolo 147 del Codice Civile -1-, il quale impone ai coniugi il dovere di mantenere, istruire, educare e assistere moralmente i figli. Ma più in generale l’articolo 30 della Costituzione -2- prevede il dovere di entrambi i genitori di mantenere, educare ed istruire i figli. La disposizione di legge parifica i diritti dei figli nati all’interno e fuori del matrimonio. La riforma del diritto di famiglia del 1975 –3– ha assimilato del tutto la posizione dei “figli naturali”, concepiti fuori dal matrimonio, che in passato venivano definiti “illegittimi”, a quella dei figli “legittimi”. Dando piena attuazione all’art. 30 Cost, la legge sulla piena equiparazione dei figli del 2012 -4- ha poi segnato una delle maggiori innovazioni attuate dal legislatore, sancendo definitivamente l’equiparazione tra i figli nati da genitori coniugati e quelli nati al di fuori dal matrimonio. Alcune delle importanti conseguenza della equiparazione della cd. parentela naturale a quella legittima riguardano i rapporti successori, estesi a genitori e figli nati fuori il matrimonio, la possibilità di riconoscimento del figlio nato fuori dal matrimonio da parte della madre e del padre anche se già uniti in matrimonio con altra persona all’epoca del concepimento, e da ultimo anche la possibilità di riconoscimento del figlio incestuoso.

Se poi la coppia, sposata o non, mette fine alla relazione (se sposata tramite separazione e divorzio) i figli non possono ugualmente essere trascurati. Una possibile separazione dei due partner non può influire sull’obbligo di prendersi cura della prole. La legge tutela i figli di genitori non più conviventi, separati o divorziati, assicurando ad essi gli stessi diritti che hanno maturato dal momento della nascita.

Bisogna altresì premettere che il problema delle violazioni dei doveri nei confronti della prole non è unicamente di natura economica, ma accade anche che un genitore si disinteressi di fornire al figlio il giusto supporto affettivo, la giusta istruzione, ecc. Ne dà conferma una recente ordinanza della Cassazione -5-, con la quale la Corte ha precisato che: le conseguenze di eventuali carenze nei confronti della prole, se si limitano solo al piano affettivo, restano confinate nell’ambito civilistico del risarcimento del danno nei confronti dei figli, mentre se si allargano anche al piano economico, e quindi al mancato mantenimento, possono in certi casi integrare gli estremi di un reato (vedremo in seguito).

Oltretutto la giurisprudenza ci ricorda che la responsabilità e gli obblighi derivanti dal rapporto di filiazione gravano sempre su entrambi i genitori, non certo solo su quello convivente. Non è quindi ammissibile che, in caso di genitore assente, l’altro genitore sia l’unico a dover gestire la situazione e a dover porre in essere i rimedi adeguati per non far soffrire al figlio la mancanza dell’altro genitore. Difatti la legge riconosce il diritto alla bigenitorialità, una tutela diretta per i figli nel caso in cui il rapporto fra i genitori si sciolga.  Ormai divenuto principio di natura etica, il Codice Civile – 6- lo definisce come il diritto della prole a mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno dei genitori, e a ricevere cura, istruzione e sostentamento da entrambi. Dunque, se guardato dal punto di vista dei genitori, implica il dovere di ciascuno di essi di esercitare in modo paritetico la responsabilità genitoriale.

2. Il dovere di mantenimento

Vediamo in primo luogo il dovere di mantenimento. Nel mantenimento è compresa ogni prestazione economica necessaria per soddisfare i bisogni fondamentali del figlio, fra cui vitto e alloggio, oltre ad ogni ulteriore spesa straordinaria, come quelle necessarie per la vita di relazione o lo svago. Il tutto in conformità al tenore di vita e alla collocazione sociale della famiglia. L’obbligo di mantenimento dei genitori sorge già a partire dalla nascita della prole. Non esiste un limite di età prestabilito oltre il quale non è più previsto un dovere di mantenimento: il diritto spetta al figlio anche oltre il compimento dei 18 anni, finché non sia divenuto indipendente sotto l’aspetto economico, titolare quindi di un reddito che gli possa garantire di mantenersi da solo.

Vero è che la recentissima giurisprudenza ha stabilito che un figlio maggiorenne economicamente non autosufficiente non possa continuare indeterminatamente a ricevere un contributo economico del genitore-7-. La Corte di Cassazione sottolinea come al di sopra dei trent’anni sia lecito presumere che un figlio abbia completato la propria formazione nonché abbia avuto il tempo per trovare di che mantenersi. Secondo i giudici supremi, i quali  prendono le distanze dalla prassi giurisprudenziale predominante fino a questo momento, le ambizioni di un figlio ben possono ridimensionarsi in nome della necessità di trovare un impiego entro un tempo ragionevole,  al fine di non chiedere ai propri genitori un sacrificio eccessivo.

Ciò premesso, anche i figli nati al di fuori del matrimonio hanno diritto al mantenimento. Tale dovere, inoltre, prescinde dalle sorti dell’unione della coppia, qualora questa decida di porre fine alla vita insieme. Il mantenimento dei genitori verso i figli è infatti un “obbligo naturale”, di natura morale e sociale, che deriva già dal semplice fatto di aver messo al mondo un figlio e prescinde quindi da una decisione dell’Autorità. Tutt’al più un giudizio potrà definire l’ammontare del mantenimento qualora i genitori non riescano a trovare un’intesa.

3. Il mantenimento: da quando decorre e entro quando chiedere il rimborso all’altro genitore?

Dati i frequenti casi nella pratica può risultare utile chiedersi da quando decorre l’obbligo al  mantenimento del figlio di una coppia non sposata ed entro quando è possibile chiedere all’altro genitore il rimborso delle spese sostenute per il figlio.

Occorre analizzare due possibili scenari, tenendo presente che le spese per il figlio devono essere restituite anche a distanza di molti anni. Ma la situazione è diversa a seconda che ci si rivolga al giudice oppure no, ossia a seconda che vi sia un provvedimento alla base dell’obbligo di mantenimento oppure no.                                                Il primo scenario, che spesso si incontra nella pratica, è quello in cui una coppia di genitori conviventi decida di interrompere la relazione e, a causa della difficoltà nel trovare un accordo sul mantenimento del figlio, il genitore affidatario decida di citare in giudizio l’ex convivente, al fine di farsi riconoscere una parte delle spese sostenute per il figlio. La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, si è pronunciata nel merito di questa spinosa questione -8-. Secondo la Suprema Corte l’obbligo alla contribuzione al mantenimento del figlio naturale, decorre dalla fine della convivenza. La decisione dei giudici di legittimità si fonda proprio sul principio secondo il quale l’obbligazione di mantenimento si collega allo status di genitori e pertanto decorre dal momento della nascita del figlio; pertanto la decisione del giudice circa il mantenimento da parte del genitore non affidatario non ha effetto dalla proposizione della causa, ma il dovere di contribuzione al mantenimento retroagisce fino alla cessazione della convivenza. Questo significa che, in attesa che il giudice si pronunci sull’ammontare del mantenimento, bisogna ugualmente iniziare a versare una somma congrua rispetto alle proprie possibilità. Per quanto riguarda la possibilità di ottenere il rimborso di quanto pagato, nel caso in cui uno dei due genitori non ottemperi all’obbligo di mantenimento imposto dal giudice, il genitore che ha sostenuto le spese  può chiederne il rimborso, ma entro massimo 5 anni dalla scadenza di ogni singola mensilità.

– Per maggiori informazioni su questo punto https://studiolegalerolli.it/lassegno-di-mantenimento-dubbi-e-risposte/

Ma attenzione! Anche se di solito la responsabilità penale è legata a non aver ottemperato al pagamento del mantenimento stabilito dal giudice, ci si può aspettare conseguenze penali anche quando il dovere di sostenere materialmente la prole non sia stato versato prima ancora della sentenza. Nella citata pronuncia della Corte leggiamo che l’omessa assicurazione dei mezzi di sussistenza ai figli minori  è configurabile persino in assenza di un provvedimento giudiziale: l’obbligo morale e giuridico di contribuire ai bisogni dei figli grava sui genitori anche in caso di separazione di fatto perché connesso alla procreazione e derivante direttamente dalla legge. Vediamo, infatti, il secondo scenario, quello cioè di una coppia che si separa senza che un provvedimento abbia fissato l’ammontare di un mantenimento: anche in questo caso il genitore che si è occupato del figlio può voler ottenere il rimborso di quanto speso, dall’altro genitore. Secondo parte della giurisprudenza della Cassazione il genitore che ha sempre sostenuto da solo spese per il figlio ha diritto a chiedere il rimborso di quanto sostenuto, tramite azione di regresso nei confronti dell’altro genitore. Il termine di prescrizione del diritto al rimborso degli arretrati è quella ordinaria di 10 anni ed inizia a decorrere dall’accertamento della maternità o della paternità e non dalla nascita -9-. In questo caso, difatti, anche se l’obbligo del genitore di mantenimento del figlio consegue al fatto in sé della nascita, la domanda di rimborso presuppone prima che il genitore venga ufficialmente dichiarato tale con sentenza.

4. Il dovere di educazione e istruzione

I genitori devono istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio, tenendo conto delle capacità, dell’inclinazione naturale e delle aspirazioni degli stessi. Anche il dovere di istruire ed educare i figli deve essere esercitato congiuntamente: i genitori hanno il diritto-dovere di concordare tra loro le scelte educative e gli interventi diretti a risolvere i problemi dei figli.

Per quanto attiene all’obbligo di istruzione i genitori devono assicurare l’effettiva frequenza della scuola, sebbene l’istruzione non sia solo quella scolastica, ma anche sportiva e sociale. Tale dovere si protrae fin quando l’età dei figli stessi lo richieda: l’obbligo non cessa al compimento dei 18 anni bensì permane fino al completamento degli studi e al conseguimento del relativo titolo.

Il dovere di educare i figli comporta, invece, il guidarli nella crescita intellettuale e morale. Attenzione! In ogni caso, il potere di educare (e di punire) non può mai esercitarsi in maniera violenta. Aspetti più specifici dell’educazione riguardano, ad esempio, quella religiosa. Il genitore può manifestare liberamente la propria religione ed è suo diritto allevare il figlio in conformità alle relative convinzioni religiose, sebbene tale diritto sia contemperato dalla necessaria presa d’atto della inclinazione naturale e aspirazione del minore. Al pari dell’educazione religiosa, al figlio devono essere offerti modelli alternativi di educazione politica, per consentirgli una scelta consapevole. Deve, inoltre, essere guidato nella scelta dell’attività lavorativa, se pure questa resti libera per il minore che abbia compiuto 16 anni. Infine, con riguardo all’educazione sessuale il genitore può arrivare a vietare frequentazioni e rapporti sessuali ai figli (ovviamente minorenni). Occorre però un chiarimento. In tema di libertà di relazioni sentimentali del figlio minorenne la giurisprudenza ha sempre tentato di bilanciare il diritto del minore ad esplicare liberamente la propria personalità con l’esigenza dei genitori di tutelarlo, esigenza che non è solo un diritto ma anche un dovere. Questo significa che il genitore potrebbe impedire al figlio minorenne una relazione sentimentale ma solo se quest’ultima dovesse costituire un grave pregiudizio per la sua crescita psicofisica. Altro aspetto molto interessante riguarda la scelta di una dieta vegana. Dal momento che aumentano sempre di più i casi di genitori che optano per una scelta di vita simile e la impongono anche ai figli, è interessante capire se i genitori possono effettivamente operare questa imposizione nei confronti dei figli minori, ma soprattutto, se un genitore può imporla ai figli anche di fronte al parere contrario dell’altro genitore. La giurisprudenza è ancora piuttosto varia sul tema. Anzitutto si può citare una pronuncia del Tribunale di Cagliari, di poco tempo fa -10– , con la quale i giudici, dopo aver accertato che il minore pur seguendo un’alimentazione totalmente vegetale godeva di uno stato di salute ottimale, hanno rilevato che per il caso di specie non sussistevano violazioni dei doveri inerenti la potestà genitoriale poiché la scelta della dieta vegana,  se correttamente seguita secondo le indicazioni degli specialisti, non costituiva alcun pregiudizio per la crescita del minore. Con riguardo alla seconda questione merita un cenno la scelta del Tribunale di Roma, di qualche mese prima -11-. Il caso riguardava la richiesta, di un padre separato, che la ex moglie non potesse continuare a imporre unilateralmente alla figlia (e anche alla mensa della scuola da quest’ultima frequentata) un regime vegano. Il Tribunale ha ricordato che in caso di affidamento condiviso le decisioni di maggiore interesse per i figli, fra cui quella relativa al regime alimentare, devono essere assunte di comune accordo dai genitori e ha disposto che quantomeno a scuola la minore non dovesse seguire il regime vegano.

5. Il dovere di assistenza morale

Anche se il conflitto tra coppie separate si consuma quasi sempre sotto l’aspetto economico o educativo, questi non sono i soli obblighi che competono ai genitori. Questi ultimi devono altresì provvedere all’assistenza morale del figlio che consiste nell’interessamento, nella premura nei riguardi del figlio ed anche nell’attuazione attiva delle sue esigenze. Il dovere di assistenza morale dei figli richiama l’art.315 bis c.c., il quale prevede il diritto di assistenza morale e il diritto a conservare rapporti con i familiari  -12-.  Punto di partenza dell’analisi è la già citata legge di equiparazione della filiazione del 2012, che lo ha introdotto, e che si ritiene abbia portato alla luce un vero e proprio statuto dei diritti del figlio. Tra questi diritti assume ruolo centrale il diritto del figlio all’assistenza morale da parte dei suoi genitori ed il suo diritto a conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale; si tratta di diritti fondamentali e indispensabili per la serena ed equilibrata crescita del minore, e che si traducono nel rispetto del principio del migliore interesse del minore. Seppure non esplicitato, nella norma si può ravvisare, secondo alcuni commentatori, il diritto all’amore da tempo riconosciuto dalla giurisprudenza: pur essendo stata proposta ma non accolta l’espressione letterale “diritto del figlio di essere amato dai genitori” la legge  ha inteso sancire il diritto del figlio ad essere amato in quanto assistere moralmente il proprio figlio altro non significa che averne cura amorevole.

6. Le conseguenze della violazione dei doveri genitoriali

    1. Decadenza dalla responsabilità genitoriale

La violazione dei doveri genitoriali così come l’abuso dei poteri riconosciuti ai genitori sui propri figli può comportare provvedimenti limitativi della responsabilità genitoriale. Il Tribunale per i Minorenni, quando sia stato accertato un pregiudizio a danno dei figli minori, può adottare determinati provvedimenti limitativi della potestà e dei diritti genitoriali. A seconda della gravità della situazione riscontrata, la responsabilità genitoriale può essere limitata o, nei casi più gravi, il Giudice può dichiarare la decadenza dalla responsabilità genitoriale; qualora il provvedimento riguardi solo uno dei genitori l’esercizio della responsabilità spetta in modo esclusivo all’altro genitore.

  1. Il reato di violazione degli obblighi familiari

Per quanto attiene alle conseguenze della violazione dell’obbligo di mantenimento nei confronti dei figli, il mancato mantenimento comporta il reato di violazione degli obblighi familiari -13-. È l’articolo 570, secondo comma, del Codice penale a sanzionare con la reclusione fino a un anno o con una multa il genitore che, a fronte dello stato di bisogno dei figli (che viene sempre presunto con la minore età), non assicuri loro i mezzi per vivere nonostante ne abbia la capacità economica. Ricordiamo, inoltre, che l’omessa assicurazione dei mezzi di sussistenza ai figli minori è configurabile persino in assenza di un provvedimento giudiziale in quanto l’obbligo grava sui genitori anche in caso di separazione, e a partire dalla cessazione della coabitazione.

  1. Il reato di violazione degli obblighi di istruzione

Anche la violazione dell’obbligo di istruzione è penalmente sanzionata, in particolare dall’art. 731 c.p., -14- che punisce l’inosservanza dell’obbligo dell’istruzione elementare dei minori e che copre anche l’istruzione media. Richiamato quanto detto sopra, il reato è configurabile anche a carico del genitore non affidatario.

  1. Violazione del dovere di assistenza e risarcimento

Il disinteresse verso la prole che determina un disagio morale può far scaturire tutta una serie di conseguenze pregiudizievoli, con rilievo anche economico. È quanto chiarito dalla stessa Corte d’Appello di Bologna – 15- : il genitore rimasto assente dai propri obblighi di educazione, istruzione e assistenza morale rischia di dover pagare il risarcimento del danno al figlio, che potrà far valere il proprio diritto in sede civile. Disinteressarsi della prole, infatti, incidendo su beni fondamentali, integra anche un illecito civile e apre le porte a un’autonoma azione risarcitoria da parte del figlio.

 


  1. Art 147 c.c.

  2. Art 30 Cost.

  3. Legge 151/1975

  4. Legge 219/2012

  5. Cass. ord. n. 14382/2019

  6.  Art. 337 ter c.c.

  7. Cass. ord. n. 17183/2020

  8. Cass. ord. n.8816/2020

  9. Cass. ord. n. 21364/2018

  10. Trib. Min. Cagliari, decreto del 9/6/2017

  11. Trib. Roma, decreto del 19/10/2016

  12. Art. 315 bis c.c.

  13. Art. 570 c.p.

  14. Art. 731 c.p.

  15. Corte d’Appello Bologna sent. n. 697/2019

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